Ci sono cose che a volte succedono e capisci subito che si portano dietro tanto altro…significati altri…
Tempo fa avevo deciso di farmi un regalo, un tamburo montato dalle sapienti mani di Marco, che avrei recuperato in occasione di un laboratorio con due dei più grandi maestri e musicisti dell’Africa Occidentle, in grado di riunire amici e accendere emozioni, a Milano venerdi sera scorso …
E questo è l’antefatto.
Poco tempo dopo aver preso la decisione del regalo, probabilmente era settembre, nella mia mente ha iniziato a prendere forma l’idea di riprendere in mano il capitolo universitario.
Giovedì mattina scorso parto da casa con il furgone pieno di libri alla volta di Lugo di Romagna per cominciare la giornata di lavoro e ad 1 km dalla prima scuola il furgone mi lascia a piedi…

In un attimo possono sfumare sia il viaggio a Milano che il regalo perché lo scherzetto del furgone che ancora non mi è stato quantificato dal meccanico potrebbe costarmi veramente caro…
Intanto il tempo passa senza notizie e la prima decisione è quella di spostare la salita a Milano non più al venerdì sera in occasione del laboratorio ma il sabato sera in occasione dello spettacolo (avevo scelto la strada del laboratorio perché avrebbe permesso più chiacchiere e soprattutto non avrei rischiato di perdere la domenica di lavoro in magazzino per stanchezza)
Venerdì nel primo pomeriggio il meccanico mi comunica che per fortuna il danno è tra i due quello minore (ma comunque assolutamente non irrisorio)…
Sabato mattina mi metto in treno vado a Faenza lo recupero e torno verso casa a godermi un sabato pomeriggio nell’orto.
Alle sei si parte per essere a Milano all’interno del parco alla ricerca del teatro verso le 20:30
E qui succede la prima cosa inaspettata:
Quando troviamo il teatro mi rendo conto di essere nello stesso luogo in cui 12 anni prima avevamo salutato il caro amico, fratello, figlio, padre e compagno Alex… Ritrovarmi lì è stata uno sguardo avido di suoni e “esse sibilanti” e risate bergamasche che sentivo ma non vedevo… Un immersione nei ricordi con malinconia ma non tristezza…col sorriso ma senza gioia…
Iniziano ad arrivare le persone, visi che non vedo da tempo… Tanti abbracci e chiacchiere e poi si entra.
E ora succede la seconda cosa (non completamente inaspettata ma quasi):
Sul palco ci sono Marco Patané e un signore…

Il signore si chiama Paolo Limonza ed è un insegnante di scuola primaria che comincia un racconto appassionato del suo fare scuola che subito mi fa capire che ho davanti una persona di grande spessore. Ci introduce lo spettacolo raccontando dove ci troviamo, cosa succede in quei luoghi (parco Trotter) e allacciandosi allo spettacolo ricordando un aneddoto che vede Marco e la sua all’epoca classe quinta primaria decidere di non abbandonare un progetto di spettacolo con le percussioni iniziato appena prima della chiusura per pandemia… (mi fermo qui con il racconto ma spero tanto che qualcuno abbia ripreso quel discorso per poterlo recuperare e farvelo ascoltare)
Parole che hanno parlato di felicità, Unione, complicità, sguardi condivisi (Uno sguardo positivo che si regge sulla lotta quotidiana)
E poi c’è stato lo spettacolo… E tutto ha preso la forma tangibile dell’emozione profonda…
La serata si è conclusa fuori Milano vedendomi solo in una sala, inginocchiato davanti a tre tamburi…

…e a scegliere lui…

Non ci ho messo molto… Non credo, pensandoci ora, che sia stato nemmeno una questione di diverso timbro sonoro o diversa sensazione sulle mani o del semplice gusto estetico…
Credo che lo sguardo su di lui sia caduto nel momento in cui ho capito che tutto quanto mi era successo, semplicemente era un insieme di segnali…
Ho deciso di riaprire il capitolo universitario per due motivi in un certo senso intrecciati tra loro.
La spinta maggiore è dovuta alla necessità di incanalare tutti i miei ragionamenti intorno a “laboratori di percussioni e coerenza con il curricolo della Scuola Primaria” ; ma anche la suggestione di quanto gli apprendimenti disciplinari possano essere supportati dal fare ritmo insieme (e dalle arti in genere)
La decisione poi è diventata definitiva nel momento in cui ho capito che senza laurea non avrei potuto materialmente indagare aspetti di questo macro argomento, portando lo sguardo sul mondo Insegnante.
Ascoltare il maestro che riesce a tenere incollata e silenziosa una platea (ansiosa di ascoltare quelli che potrebbero essere, si trattasse di chitarra, Jimmy Hendrix, Steve Vai, B.B. King a condividere un palco poco dopo) raccontando di quanto le “percussioni Djembé “ siano state fulcro di grande crescita di bambine e bambini e di grandi progettualità per maestre e maestri… ha chiuso il cerchio
La situazione della sua scuola, l’incipit del discorso è stato questo, è questa: 90% dei bambini e delle bambine sono figli di genitori stranieri.
L’80% di questi bambini e bambine sono nati in Italia
Se questi bambini fossero cittadini italiani come dovrebbero essere, nelle loro classi gli stranieri sarebbero intorno al 10%
Se mai passerà la proposta assurda e avvilente del tetto al 20% di bambini stranieri nelle classi, realtà come queste come verranno gestite?
Purtroppo siamo in un momento storico in cui si stanno mettendo insieme odio e ignoranza, in cui chi prende le decisioni in ambito di scuola pubblica ha la memoria estremamente breve e soprattutto uno sguardo decisamente offuscato…